Scavi Archeologici di Elea – Velia

Scavi Archeologici di Elea – Velia

Ascea ospita i resti di uno dei più importanti siti archeologici della Magna Graecia: Elea – Velia.

Velia fu fondata dai Focei intorno al 540 a.C..
Focea fu una città ionica situata sulle coste della penisola anatolica. I suoi abitanti furono abili navigatori e commercianti ed avendo il monopolio del commercio dell’allume (ottima sostanza ignifuga per le costruzioni ed indispensabile per la lavorazione artigianale dei tessuti e delle pelli) si espansero per buona parte del Mediterraneo,fondando anche varie colonie fra le quali Massalia (l’odierna Marsiglia),sulla costa costa francese sul Mediterraneo,ed Alalia a Cirno (Corsica).

Nella prima metà del VI sec.a.C. Focea fu attaccata dai Persiani. Rifiutando di assoggettarsi al loro impero,gli abitanti abbandonarono la città e cercarono di stabilirsi altrove.Dapprima si diressero a Chio,per acquistare dagli abitanti di essa le isole Eunusse,dove stabilirsi. Non essendo riusciti nell’intento,si diressero ad Alalia,che venti anni prima avevano già fondato.

Dopo aver convissuto per cinque anni con gli abitanti del luogo,si scontrarono con gli Etruschi e i Cartaginesi.Secondo Erodoto il motivo dell’avversione degli Etruschi e dei Cartaginesi verso i Focei fu causato dai continui atti di pirateria compiuti da questi ultimi nel Mar Tirreno,con le pentecontere (navi a cinquanta remi). E’ più probabile,invece,che gli Etruschi ed i Cartaginesi temessero i Focei per la loro espansione nel Mediterraneo e li attaccassero per scongiurare la loro grande concorrenza nei traffici marittimi. I Focei ottennero una vittoria “cadmea” (con molte perdite) e così,non essendo in grado di sostenere un’altra battaglia,lasciarono Cirno e si diressero a Reggio,dove si fermarono per alcuni mesi.Lì un uomo di Poseidonia li informò che, parlando di Cirno la Pitia aveva detto che in quell’isola essi non dovevano formare una colonia,ma un santuario in onore dell’eroe Cirno e, seguendone il suggerimento, andarono a fondare la città di Hyele in Enotria.Si può ritenere probabile che il Poseidonate spiegasse che il volere di Apollo delfico fosse la fondazione di Hyele, mentre può essere certo che i Focei riconoscessero il volere divino di Apollo nel fortunato esito della fondazione della colonia .

PORTA ROSA

E’ il monumento più importante di Velia. Si puo’ datare a fine IV secolo a.C. (330 a.C.). Fino agli anni ’60 si credeva che i primi a realizzare le costruzioni ad arco in Italia fossero stati gli Etruschi; ma la scoperta di Porta Rosa spiega chiaramente la conoscenza di questa tecnica di costruzione in Magna Grecia, ancora prima di essere adottata dagli Etruschi stessi. (La porta di Perugia e’ del III secolo a.C., mentre quella di Volterra e’ del II secolo a.C.).

La costruzione di quest’arco segue un progetto modulare. Infatti, due circonferenze dello stesso diametro (2,68 metri) sono perfettamente tangenti dalla chiave di volta a terra, rappresentando un riferimento alla cultura architettonica greca. I piedritti, che sostengono la volta, sono alti metri 4,02, e nella prima parte non hanno copertura. La parete (con copertura) e’ lunga metri 5,92. Questi muri sono costituiti da 10 filari posti di testa e di taglio.

La volta a tutto sesto, che e’ costituita, invece, da 11 filari, ha un diametro di 2,68. Essa e’ tra gli esempi piu’ antichi di volta a cunei dell’occidente greco ed ellenizzato. Su di essa si innalza un alto muro (con un secondo arco cieco di sostegno), che tende a livellare la depressione del crinale all’altezza di Porta Rosa e funge da cammino di ronda lungo il muro difensivo.

Venuta alla luce l’otto marzo 1964, fu completamente recuperata insieme alla struttura muraria che la comprende nell’anno 1971. (Il nome le e’ stato dato da Mario Napoli in onore di sua moglie). Elio De Magistris sostiene che Porta Rosa sia un’opera incompiuta. Ciò è provato dall’interruzione della strada, dalla rifinitura dell’occlusione della Porta ed anche dalle rifiniture grezze dei piedritti. Infatti, Napoli trovò un battuto stradale più alto di 97 cm circa del piano d’imposta della porta; inoltre, alcuni blocchi corrispondenti a questo strato hanno ancora il paramento di cava.

QUARTIERE MERIDIONALE

Il complesso formato dal criptoportico (portico chiuso), con un giardino pensile al centro ed avanti una serie di ambienti, intorno ad un ripiano incassato, costituisce probabilmente una palestra, databile intorno al I secolo a. C.. Uscendo dal criptoportico e svoltando verso sinistra, se si procede per la via del pozzo sacro, si incontrera’ quest’ultimo che e’ facile da individuare dalla sua recinzione moderna. Questo pozzo sacro e’ profondo quasi otto metri ed era chiamato dai greci bothros, cioe’ un  pozzo, dove venivano gettate delle offerte votive.
Le pareti erano costruite secondo la tecnica a scacchiera. Le lastre di pietra erano unite da grappe metalliche. Era coperto da una tettoia a forma circolare sostenuta da pali di legno: di questa tettoia e’ stato trovato solo qualche resto. Le offerte votive che sono state trovate nel pozzo consistono principalmente in statuine fittili, vasi, monete, insieme ai frammenti di ceramica con incise le lettere ER, incise anche sulla roccia accanto al pozzo. Cio’ fa supporre che il pozzo fosse consacrato o ad Eros dio dell’amore o a Ermes (Mercurio) dio del commercio, dei traffici, e di ogni azione che richiede abilita’ e furbizia. Una stradina, che era pavimentata con delle pietre messe di taglio (pavimentazione tipica delle strade greche), collegava la zona del porto con l’area del pozzo: questo ha suscitato delle suggestive ipotesi, secondo cui nel pozzo fossero gettate delle offerte-voto da parte di quelli che si accingessero alla navigazione, oppure di quelli che dopo un viaggio fossero ritornati ad Elea sani e salvi.

ACROPOLI

L’acropoli e’ posta al di fuori delle mura. sul lato sud – orientale troviamo delle abitazioni in opera poligonale databili circa alla seconda meta’ del VI secolo avanti Cristo; le case dei primi abitanti di Elea. Successivamente, quando gli Eleati si sono spostati a valle, l’acropoli e’ diventata zona sacra. Sul terrazzo superiore possiamo notare la torre medievale, che si sovrappone al tempio ionico, mentre dal penultimo terrazzamento verso l’alto troviamo addossato un teatro del III secolo avanti Cristo.

Appartenente all’acropoli e’ anche il castello, attualmente in corso di restauro, risalente all’eta’ normanna, mentre la torre e’ di epoca angioina. Piu’ ad oriente vi e’ una cappella del XIII secolo, adibita a lapidario. Vi sono le statue dei medici, l’erma di Parmenide, i ritratti di Augusto e Livia ed alcuni busti appartenenti alla famiglia Giulio-Claudia. Tra la torre normanno-angioina ed il lapidario si stende un largo spiazzo sotto il quale è posta una grande cisterna di epoca romana, attualmente recuperata e funzionante.

FILOSOFIA

Ad Elea vi fu un’ importante scuola filosofica, fondata da Parmenide. I protagonisti principali furono Parmenide e Zenone. Tradizionalmente si è considerato fondatore della scuola di Elea Senofane. Molto più sicura è invece l’interpretazione che pone Parmenide quale fondatore.

Parmenide nacque nella seconda metà del secolo VI a.C. ad Elea  e morì intorno alla metà del V secolo a.C. Sicuramente è stato uno degli uomini più prestigiosi di Elea. Lì fondò la scuola detta appunto eleatica, importantissima, tanto che, dal punto di vista filosofico, influenzò molto il pensiero greco. L’Eleatismo suscitò grande attenzione ed interesse fra molti famosi filosofi (Aristotele, Melisso di Samo), come ci viene riferito da G.Reale e da D.Antiseri.

Parmenide scrisse un’opera “Sulla Natura”, di cui oggi abbiamo il prologo, quasi tutta la prima parte ed alcuni pezzi della seconda.  Parmenide immagina di essere portato dinanzi a lei da un carro tirato da veloci cavalli e accompagnato dalle figlie del sole; la Dea sembra indicare tre vie al filosofo:  “Bisogna che tu tutto apprenda

  1. e della verità ben rotonda il solido cuore
  2. e dei mortali le opinioni, in cui non è verace certezza
  3. peraltro anche questo imparerai: come l’esistenza delle apparenze sia necessario che ammetta chi in tutti i sensi tutto indaga”

e quindi a) l’assoluta verità b) le opinioni fallaci e cioé la falsità e l’errore c) le opinioni plausibili.

La prima via indica il principio della verità e dell’essere. Sicuramente è uno dei più originali principi filosofici e il più importante di Parmenide:

L’ESSERE E’ E NON PUO’ NON ESSERE; IL NON- ESSERE NON E’ E NON PUO’ IN ALCUN MODO ESSERE.

Il principio di Parmenide può essere giustificato in questo modo: uno pensa ciò che è, dice ciò che è. Perciò, pensando e dicendo, si dice e si pensa ciò che è. Pensare o dire il nulla, significa non pensare o non dire affatto. Il nulla, quindi è impensabile e indicibile e pensare e dire coincidono.

…lo stesso è pensare ed essere.
Lo stesso è il pensare e ciò in funzione del quale è il pensiero,
Perchè senza l’essere, nel quale è espresso,
Non troverai il pensare: infatti è o sarà
Nient’altro al di fuori dell’essere…

L’Essere parmenideo è ingenerato e immobile,incorruttibile e immutabile, limitato e finito, quindi è perfetto, compiuto.

Infatti, più volte Parmenide fa riferimento alla sfera, la quale per i pitagorici indicava la perfezione. Tale principio è stato indicato dagli interpreti come una grandiosa formulazione del principio di non contraddizione, che afferma che è impossibile che essere e non-essere coesistano ad un tempo.

COME ARRIVARE

Gli scavi archeologici di Elea – Velia si trovano in località Velia nel comune di Ascea. L’accesso agli scavi è in Via di Porta Rosa. Dista 6 km dalla struttura.


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